Dark Web: databas con 1.4 miliardi di credenziali

È il più grande archivio mai scovato nei bassifondi di Internet. Username e password sono in chiaro. e possono essere usati subito dai cyber-criminali.

Dark Web

Chi pensava che AntiPublic (450 milioni di account) ed Exploit.in (797 milioni di account) rappresentassero i più grandi database di credenziali rubate e messe in vendita sul mercato nero, è rimasto deluso.

Lo scorso 5 dicembre un gruppo di ricercatori di 4iQ ha infatti scovato la “balena bianca” degli account rubati. Si tratta di un monumentale database che contiene 1,4 miliardi di credenziali (per l’esattezza sono 1.400.553.869) che i pirati informatici possono usare a loro piacimento per accedere ai servizi relativi.

Per la verità il database contiene anche dati già compresi nei database già scoperti, ma considerato le dimensioni, stiamo parlando comunque di almeno 385 milioni di nuove credenziali, 318 milioni di utenti unici e 147 milioni di password.

E non si tratta di dati “grezzi”, con gli hash o la versione crittografata delle password come è accaduto in passato. Tutte le informazioni sono in chiaro e, stando a ciò che riferiscono i ricercatori si tratta di credenziali corrispondenti a veri account.

Ancor peggio, non si tratta di un semplice archivio dati, ma di un database interattivo che consente di eseguire ricerche per chiavi. Stando a quanto riportano i ricercatori, l’inserimento di “admin”, “administrator” e “root” come parole chiavi porta a 226.631 risultati.

Consultando i dati, emergono i soliti problemi legati a un utilizzo non proprio “brillante” delle password. A partire dalla scelta delle stesse, che all’alba del 2017 ripropone le solite: 123456; password; etc.

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Le password più usate? Le solite che indovinerebbe anche un bambino. E poi ci si lamenta degli attacchi hacker…

Altro problema, quello del riutilizzo delle stesse password per altri servizi. Una (brutta) abitudine sulla quale i pirati campano da anni. E nel caso del database scoperto da 4iQ, il problema assume dimensioni gigantesche. Il fatto che consenta ricerche permette infatti di individuare in un attimo i servizi che hanno le stesse password.

La password in sé non è neanche malaccio, ma usandola per tutti i servizi ci si espone al rischio che un singolo breach porti alla violazione di tutti gli account.

Come si legge nel report, il database è inoltre accessibile a chiunque riesca a trovarlo. Nessun indizio, invece, riguardo agli autori. Al suo interno sono solo indicati due wallet (Bitcoin e Dogecoin) per inviare donazioni.